[TECNOLOGITE] Tethering, ovvero Usare lo smartphone come modem (possibilmente gratis)

Tethering: schema di collegamento

Un’osservazione interessante che ho inventato in questo preciso momento, dovendo scegliere da quale parte affrontare l’argomento, è che bisognerebbe avere il coraggio di pretendere che la tecnologia soddisfi le nostre richieste, tanto più quanto maggiore è l’esborso che affrontiamo per potercela permettere. Arriverà un giorno in cui il consumatore si stuferà di spendere milioni per dei costosi soprammobili, che magari avessero una parvenza di design! E invece questo consumatore è un po’ più povero e non ha neanche idea delle potenzialità di quell’oggetto che andava così di moda, ce l’avevano tutti e quindi serviva per forza anche a lui, e invece alla fine era o troppo complicato, o troppo costoso da mantenere, e allora vai al diavolo assieme al Betamax e a chissà cos’altro.

L’utente di oggi, il cittadino mi verrebbe da dire, ha uno smodato e viscerale bisogno di connettività: sempre e ovunque. Questo ha fatto la fortuna degli smartphone e delle compagnie telefoniche, che lucrano offrendo tariffe di connessione che proprio economiche non sono. Leggi tutto…

La gerarchia del filesystem di un sistema operativo Unix

Unix kind filesystem hierarchy English: Unix k...

Image via Wikipedia

Sono incappato in questa interessante benché complicata spiegazione del filesystem Unix, che è la base per le varie distribuzioni Linux tra cui Ubuntu.

L’utente Windows è abituato a pensare per dischi, cioè volumi (partizioni) a loro volta suddivise in cartelle, solitamente con uno schema riducibile all’osso e molto semplice:

disco di sistema (di solito C:)

  • Documenti
  • Programmi
  • Windows

Facile e veloce! La possibilità di accesso a cartelle “pericolose”, cioè tutte quelle che non siano i Documenti, è alla base dell’instabilità di qualsiasi sistema Windows, perché ogni utente si sente in diritto di poter pastrocchiare ovunque senza la minima cognizione di cosa si possa o non si possa fare.

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Mantenere aggiornati Firefox e Thunderbird

Image representing Firefox as depicted in Crun...

Image via CrunchBase

Chi ha una vecchia versione di Ubuntu può installare senza problemi il browser Mozilla Firefox (quasi sempre già presente tra i software predefiniti) e il client di posta Mozilla Thunderbird, ma se il sistema non è correttamente configurato i due programmi non saranno aggiornati automaticamente dalla comoda procedura automatica di Ubuntu, rischiando o di rimanere al palo, senza beneficiare delle novità delle nuove release, o di imbarcarsi in faticose disinstallazioni-reinstallazioni che possono solo portare guai.

Chi non ha urlato disperato quando Firefox passava rapidamente, nei mesi scorsi, dalla versione 4 alle 7 mentre sul proprio Ubuntu rimaneva alla triste 3.5 o 3.6? Perché sentirsi traditi e tagliati fuori dal colosso del software libero, proprio mentre lo si usa sul principe dei sistemi operativi open source?

Al contrario, è semplice aggiungere i repository delle versioni stabili di Firefox e Thunderbird, usando il terminale:

sudo add-apt-repository ppa:mozillateam/firefox-stable
sudo add-apt-repository ppa:mozillateam/thunderbird-stable

Dopo questa operazione, Ubuntu cercherà automaticamente in questi percorsi i nuovi rilasci stabili dei due software, e lo farà quando cercherà (con la cadenza impostata dall’utente nel Gestore Aggiornamenti) tutti gli aggiornamenti per il software installato sulla propria distribuzione.

Nel caso si volesse anche immediatamente installare (o aggiornare) le versioni già installate sul proprio computer, bisogna operare sempre via terminale:

sudo apt-get update
sudo apt-get install firefox language-pack-it  language-pack-it-base
sudo apt-get install thunderbird language-pack-it  language-pack-it-base

CUE, questo sconosciuto

Caro Tritatutto, ho scaricato un album del mio gruppo preferito ma invece di avere tanti file mp3 ce n’era uno solo e un file .cue. Come faccio per avere tutti file divisi?

(Immagine realizzata da Cla-Cica)

Il CUE è un file di testo che indica, a un opportuno programma, in quali punti tagliare un file mp3 intero, che in questi casi è l’equivalente di tutto il disco come se lo mettessimo nel player e lo ascoltassimo tutto da cima a fondo.

Ubuntu come al solito offre una soluzione rapida, cioè il programma mp3splt, che si può scaricare da Synaptic oppure installare da terminale:

sudo apt-get install mp3splt

Quando l’installazione è terminata, bisogna aprire un terminale nella cartella dove sono salvati il file mp3 e il .cue e dare questo comando:

mp3splt -c NOMEFILE.cue NOMEFILE.mp3

Così facendo, nella cartella si generano tutte le tracce con i nomi file indicati all’interno dello schema CUE (che è modificabile con un editor di testo).

Nel caso non avessimo il file .cue, lo si può scaricare da questo sito (un archivio di cuesheet) oppure provare a crearne uno seguendo la sintassi dei file .cue.

Mp3splt-gtk-0.3

Image via Wikipedia

Per chi è spaesato utilizzando il terminale, oppure vuole scegliere altre opzioni di taglio in maniera più comprensibile e amichevole che modificando direttamente lo schema CUE, si può scaricare dal sito del progetto mp3splt un’interfaccia grafica (mp3splt-gtk) con la quale fare queste operazioni.

(Fonte: http://pimpmylinux.wordpress.com/2008/12/28/dividere-file-mp3-con-uno-schema-cue-su-ubuntu/)

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Problemi da fronteggiare con WordPress (1)

WordPress

Qualche tempo fa ho installato WordPress, seguendo le giuste istruzioni, per gestire la pagina web di una associazione senza scopo di lucro, ritenendolo pienamente corrispondente ai criteri richiesti dall’amministrazione (poca spesa) e miei (zero spesa, software libero e facilità di gestione). Non tutto è filato così liscio come pensavo, però. Ecco qualche esperienza poco piacevole con le soluzioni che mi hanno salvato, pur dopo ore di panico.

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[TECNOLOGITE] Tra creatività e scienza

Steve Jobs's 10 commandments (Newsweek 2011-36) by Leander Kahney

Il 5 settembre 2011, un mese prima che morisse Steve Jobs, Newsweek aveva pubblicato un interessante articolo che analizzava la carriera e l’influenza di questo pensatore controverso, come tutti i filosofi dovrebbero essere. Si tratta di qualcosa borderline rispetto alle soluzioni pratiche di cui mi occupo di solito, ma non si può fare pratica senza avere un’idea di come procedere. La gestione aziendale e “creativa” di Jobs presenta più di uno spunto degno di interesse.

  1. Scegliere la perfezione – Jobs fa trasudare i dettagli. La notte prima che fosse lanciato il primo iPod, lo staff di Apple lavorò tutta la notte rimpiazzando i connettori jack degli auricolari perché Jobs non pensava facessero contatto abbastanza bene.
  2. Tieni sotto controllo gli esperti – Jobs si avvalse dell’architetto I. M. Pei per progettare il logo di NeXT e reclutò nel board di Apple Mickey Drexler della Gap prima di lanciare la catena di vendita al dettaglio della compagnia.
  3. Sii spietato – Jobs è tanto orgoglioso dei prodotti che ha “ucciso” quanto di quelli che ha rilasciato sul mercato. Lavorò duramente su una copia del Palm Pilot, solo per eliminarlo quando realizzò che i telefoni cellulari avrebbero eclissato i palmari. Questo rese liberi i suoi ingegneri di sviluppare l’iPod.
  4. Evita i gruppi di discussione – Jobs disse “Le persone non sanno quello che vogliono finché non glielo mostri”. Quindi agisce come un gruppo di discussione a sé stante, portando a casa i prodotti in fase di prototipo e testandoli direttamente per mesi.
  5. Non smettere mai di studiare – Quando progettò le prime brochure per Apple, studiò con attenzione l’uso dei caratteri, del layout e del peso della carta di quelle della Sony. Lavorando sul case del primo Mac, si guardò attorno nel parcheggio della Apple studiando a lungo la carrozzeria delle auto tedesche e italiane.
  6. Semplifica – La filosofia di progettazione di Jobs è una delle semplificazioni costanti. Ordinò ai progettisti dell’iPod di lasciar perdere tutti i pulsanti sui primi prototipi, incluso il pulsante di on-off. I progettisti si lamentarono, quindi al contrario svilupparono l’iconico scroll circolare.
  7. Mantieni i tuoi segreti – Nessuno alla Apple parla. Tutto è su una base di “conoscenze fondamentali”, con la compagnia divisa in compartimenti discreti. La segretezza permette a Jobs di generare uno smodato interesse per le sue dimostrazioni a sorpresa di prodotti, e le notizie in prima pagina che ne risultano assicurano la fila nei negozi.
  8. Mantieni piccoli i gruppi di lavoro – Il team originale per il Macintosh era di cento persone; né più, né meno. Se una centounesima persona fosse stata aggregata, qualcuno avrebbe dovuto abbandonare per fare spazio. Jobs fu convinto che avrebbe potuto ricordare il primo nome di sole cento persone.
  9. Usa più la carota del bastone – Jobs è terrificante, ma il suo carisma è il suo motivatore più potente. Il suo entusiasmo fu la ragione principale per la quale il team originale del Mac lavorò novanta ore alla settimana per tre anni creando una macchina “follemente fantastica”.
  10. Prototipa all’estremo – Qualsiasi cosa Jobs faccia è esaustivamente prototipata: l’hardware, il software, persino i punti vendita Apple. Gli architetti e i progettisti trascorsero anni costruendo il prototipo di un negozio in un magazzino segreto vicino al quartiere generale della Apple, solo per avere una rissa con Jobs e ricominciare daccapo.

Convertire gli audio 3ga in mp3

12 febbraio 2012 3 commenti

Preferenze di Sound Converter

Una gran comodità dello smartphone è unire in esso, che abbiamo sempre a portata di mano, funzioni che prima richiedevano ciascuno uno strumento dedicato. Ho gradito particolarmente, nel mio Samsung Galaxy Y, il registratore vocale, soprattutto per l’ottima resa dell’audio anche in circostanze non felici (sale affollate, abitacoli di automobili in movimento, …); salvo poi accorgermi che l’audio era salvato in .3ga, formato non standard e non compatibile con l’editor audio tipico che è Audacity.

Nessun problema: nel meraviglioso mondo di Ubuntu ho scovato il Sound Converter, un leggero e funzionale convertitore che riesce a digerire tanti formati audio (con limite solo nei codec installati, ma Linux è fantasticamente ampliabile da questo punto di vista) trasformandoli a scelta in MP3, WAV, OGG o altro ancora.

Il pannello delle Preferenze è essenziale: si sceglie dove posizionare i file di destinazione, il formato e le opzioni di qualità (che incidono sul peso del file finale), poi tornando alla schermata principale si scelgono i file da convertire, anche in batteria, e il gioco è fatto. Un altro punto a favore della comunità di Ubuntu nella sua dura battaglia contro i milioni di programmini poco affidabili di Windows.

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